Quei sorrisi che non esistono


Quei manifesti con i vecchietti che sorridono


Li avrai visti anche tu. I manifesti, le brochure dei corsi, le pubblicità delle strutture per anziani: operatori giovani e raggianti, e accanto a loro nonnini puliti, pettinati, sorridenti. Tutto luce. Tutto sereno.


Sono belli. E sono falsi.


Non lo dico per cinismo. Lo dico perché quell'immagine fa un danno concreto, e lo fa a due persone insieme. Danneggia chi sta per entrare in questo lavoro, perché lo prepara a una realtà che non esiste — e alla prima settimana vera, davanti a un corpo che non collabora, a una persona che non sorride, a una mansione intima e faticosa, quella persona si sente inadeguata, sbagliata, come se il problema fosse lei. Non è lei. È il manifesto che ha mentito.


Ma il danno peggiore lo fa a chi viene assistito. Perché mostrando solo anziani "presentabili e contenti", quel manifesto suggerisce, senza dirlo, che gli altri — quelli veri, quelli che non sorridono, quelli non presentabili — siano un'eccezione, quasi un disturbo. Mentre sono la norma. L'immagine edulcorata, fingendo di valorizzare la cura, rende invisibili proprio le persone che la cura dovrebbe vedere per prime.


Questo blog parte da qui, da un piccolo gesto di onestà: togliere il manifesto e guardare la realtà. Che è più dura, sì. Ma è anche, e lo dico per esperienza, infinitamente più ricca, più umana e più degna di quella cartolina.


Perché il lavoro di chi assiste non è far sorridere un nonnino per una foto. È accompagnare un paraplegico in bagno conservandogli la dignità. È stare accanto a chi soffre senza distogliere lo sguardo. È trovare, sotto l'etichetta del "vecchio", del "malato", del "caso", una persona intera con una storia intera.


Di questo parleremo, qui. Senza manifesti.


Benvenuto nell'Osservatorio.


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